Giovedì 19 Luglio 2007

Sgarbi vieni a Torino! Poesia e omosessualità

"Suor Letizia" al secolo Letizia Moratti sindaco di Milano ha censurato la mostra Vade Retro. Arte e omosessualità voluta e curata da Vittorio Sgarbi. L'apertura dell'obiettivo sull'argomento da parte di Sgarbi rappresenta di per sè un passo in avanti viste le roventi litigate televisive al riguardo. E proprio uno degli esponenti meno elastici del mondo politico aderente alla politica sociale e culturale della Chiesa cattolica, che Sgarbi brandiva e difendeva con il coltello tra i denti, ha affondato un evento che avrebbe semplicemente registrato un dato reale, una serie di dati reali che riguardano l'arte contemporanea. L'opera maggiormente incriminata è la statua Miss Kitty di Paolo Schmidlin, rappresentazione di un Ratzinger osceno, in autoreggenti e perizoma e con gli occhi bendati. L'opera ovviamente è la prima che viene ora mostrata in uno spazio laterale a Milano, ora che la mostra è stata censurata. Una statua prodotta - è una curiosità - nell'atelier milanese di Schmidlin sito in piazza della Vetra, luogo epico della poesia italiana del secondo Novecento che diede spunto a Giovanni Raboni per il suo celebre Le case della Vetra (1966). Tecnicamente la mostra è stata annullata da Sgarbi medesimo, in seguito alla richiesta in consiglio comunale di vietare la mostra ai minori di 18 anni e di togliere dieci opere controverse, ritenute controverse. Così ci ritroviamo con una censura bigotta e nuovi profeti della libertà d'espressione - gli artisti banditi - che a breve saranno presenti in una pioggia di esposizioni.

Miss Kitty è una statua che rientra in un genere molto presente nella creatività contemporanea, l'iper-realismo. Fra i precedenti Duane Hanson e Maurizio Cattelan. 

Personalmente mi ha sorpreso una decisione così plateale del sindaco di Milano. E' evidente che c'è ancora un errore di valutazione applicato al peso culturale di un'opera. Così come esponenti Teodem che siedono in parlamento ancora reputano una malattia essere omosessuali, così come i medesimi Onorevoli si limitano a ritenere sciocchine e stravaganti le rivendicazioni sociali e giuridiche dei transessuali e di molte persone, alla stessa stregua i Teodem trattano diversi artisti come se fossero dei bambini da correggere, da bacchettare per "fare la cosa giusta". Ebbene, se la Chiesa ha deciso di giocarsi una parte della battaglia per la propria credibilità nella società liquida contemporanea, accanendosi contro l'omosessualità, perché nessuno avanza l'ipotesi di grattare via il Giudizio Universale dalla volta del Vaticano? E' d'altro canto l'opera di un Malato...

Caro Vittorio porta la tua mostra a Torino, la Sandretto o Rivoli apriranno certamente le porte, e per quanto Chiamparino non rappresenti propriamente un sindaco vicino alle istanze della comunità gay - al Gay Pride nazionale dell 2006 svoltosi con grande energia per le vie di Torino il Chiampa preferì il salotto del Grinzane Cavour - difficilmente si censurano opere.

In omaggio a Sgarbi, nuovo "paladino" dell'omosessualità, ripubblico due poesie da la tosione. 26 poesie dell'omosessualità in età moderna, silloge stampata da Torino Poesia l'anno scorso e presentata proprio al Gay Pride nazionale di Torino, quindi portata al Festival Linguaggi di Pescara e ripresentata recentemente alla Fiera della Parola dell'Archivio Storico Olivetti di Ivrea. Una parte di queste poesie sono riedite nel poema Il Molosso, da poco uscito per le Edizioni Torino Poesia, collana Le vene maggiori.

salvezza

hai nascosto per mesi icone invischiate di liquido seminale

negli angoli più disparati della casa

sotto la tavoletta in legno del gabinetto

dietro la stufa a gas marrone della sala

dentro i libretti degli spartiti musicali che nessuno apre da secoli

in mezzo ai piatti impolverati delle grandi occasioni

scocciate sotto la rete del letto a una piazza e mezzo

gli spiriti più critici fra gli amici mi mettevano in guardia

ma era con me che giacevi nudo abbracciato stretto

ogni notte che dio ti aveva mandato su questa terra

era insieme a me che consumavi un pacchetto di rothmans nel giro di due ore

sfondando le molle del divano con in bocca il sapore della birra

ti conoscevo e non mi dispiaceva lasciarti tentare il salvataggio della mia anima

 

prima del sesso

impazzisco a guardare un film in cinese con sottotitoli in inglese ambientato in una paese di lingua spagnola

o un film spagnolo di travestiti e transessuali che recitano una vecchia commedia di williams

sgranocchiando popcorn o dixie o noccioline accompagnate dal gusto della birra che sedimenta in bocca

cullato nella certezza delle ore di sesso che seguiranno

inebriato dallo stordimento degli schiaffi e delle penetrazioni a catena

nel piacere carnale di stare sotto mentre le mani dell’altro stirano i muscoli delle braccia

i peni turgidi che si strusciano contro

le lingue che passano sulle cappelle gonfie

gli oli usati per strizzare tutte le parti del corpo

fino al massaggio manuale che precede ogni forma d’approfondimento

pomeriggi che vorresti per l’intera vita per i quali potresti sterminare anche vecchi amori

ma già sai che presto le ore suoneranno a vuoto

e stare per ore in fila con il carrello vuoto

TF (((

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Domenica 08 Luglio 2007

IN/OCCORRENZA - Transiti in un povero iperuranio

     
     C'è una Torino diversa,  tutti i giorni.
     C'è una Torino come città transitoria o intransigente, una Torino sempre in cerca d'una ennesima consuetudine da rilanciare, sempre a caccia di una spontaneità nuova, più originale, più cangiante o da ricelebrare ancora.
     Ma c'è anche una Torino dei gesti ripetuti, disvelati sempre come ovvi o rituali: una Torino mattiniera, che vive in quell'anticrepuscolo che è il limitare cedevole della notte, allorquando, in quei quarti d'ora squarciati d'insonnia e sospesi intorno alle 5 del mattino, l'oscurità sudaticcia delle luci elettriche scompare e l'aria tutta si ristora di una freschezza più chiara, più lampante, seppure più effimera in quella sua così adamantina parvenza. E le sue membrane, allora, si muovono con quel bradipismo tipico dei sonnambuli incapienti, mentre buona parte della sua maggioritaria corpulenza di chiasso, business, shopping, internet points o merchandising dorme di pia incoscienza come un puledro emaciato di tachicardia.
     E si esce, in questa ora così leporina, alla cerca di un binocolo più quieto o come a caccia di un'insolita aiuola di silenzio. Si vedono angoli che sembrano ignoti in questa apparecchiata prospettiva di diversità, ad esempio nell'inseguire l'asse di corso Umbria > via Borgaro, che taglia di sbieco il confine fino all'alba; oppure nei pressi di quella dimessa dimensione che è la stazione dei treni quand'è inservibile: qui, nei paraggi di Porta Nuova, per dire, tra le sue costole di viuzze ben ordinate come una sospetta palude, oppure sulla sua vertebra regia d'alberature lungo tutto corso Vittorio.
     Ci sono figure anonime e ancora pressoché taciturne che emergono dal vacuo murario, se appena si acciglia lo sguardo di una diversa intenzione, a cogliere quasi un accidentale catalogo umano. Si vedono sagome incongrue all'ordinarietà affannosa del tempo diurno, giornaliero di scabra luce, e si muovono a bella posta nella residua assenza di vita, riparati e quasi appostati in quei loro gusci univoci e discreti: un edicolante alza le tapparelle e raccatta i suoi cubiti di carta ristampata a noia e ridondanza; un albergatore spazza l'uscio mezzo spento ed imbrattato lievemente di scartoffie sotto ai portici; qualcuno della vigilanza si riavvia alla sua dimora, forse, dopo aver di nuovo estinto il suo giro odierno di protettorato in fac-simile; un autista d'autolinee per la riviera, fermo a un incrocio, dal finestrino abbozza un cenno di saluto a un netturbino che racimola grossolanamente mozziconi, cocci e le foglie secche lontane dai cestini.
     C'è un che di quotidiano che indugia, al di qua di ogni sospetto, in un automatismo che risponde, ma scevro dalle condizioni abnormi della fretta: si sbobina la vita con un più decente distacco in quell'oasi di tregua che accondiscende al prossimo risveglio lento di boati.
     Anche i semafori ancora tentennano, in quella loro giallognola e disfunzionale intermittenza. 
     Un barbone ronfa, steso tra i cartoni e i reumatismi, mentre due maghrebini svoltano dietro a un portone, che si presenta aperto e con imprecisabili iniziali scritte a mano sui campanelli. Intravedo un barista, dietro ai vetri opachi di polvere e tendine lise, che riaccende la solerte macchina del caffè, e un'anziana figura che si trascina i piedi in una laterale via: ha le mani azzuffate di sacchetti in naylon - quelli a scacchi, che i pensionati usano a Porta Palazzo per farci la spessa grossa al sabato - e passa per uno slargo dove deposita del pane secco sbriciolato per i piccioni; poi s'infila in un cortile, e ad un angolo vicino una tettoia apre scatolette di carne per i gatti, che gli si affiancano sinuosi da ogni lato, mentre la vecchia bofonchia qualcosa di consueto in risposta e commiato a tutte quelle randagie effusioni.
     Noto il diradarsi progressivo delle insegne al neon, che cedono il passo al primo baluginio di luce naturale, mista d'arancio, turchese ed emulsioni limpide di lilla, prima che si avventi d'omogeneo splendore il sole. Sull'altra metà della volta permane l'oceano bistro d'ombre, ma ancora solo per un breve capogiro di stelle diafane, cancellate dai ritagli dei palazzi e del loro elettrico riverbero costellato di lampioni.
     Alla fine - chissà - si correrà, tra un marciapiede e l'altro, dietro a file di persiane chiuse d'ovatta, in preda a un input come di meraviglia e sollazzo, in quell'esaltato guazzabuglio di cicalecci e trilli che gli uccelli, di nascosto tra le fronde, espandono per l'incipiente dì: e si corre, si corre coperti d'ebano sonoro e filastrocche, liberi come una nota di pentagramma nell'alea di una svista, quasi librati in tutta questa musica sottintesa alla sintassi sonnolenta della città.
     Ma nell'accasare, non avrai più nessun bisbiglio da confidare al tuo vuoto cuscino affianco, perché un'altra chimera s'è disciolta nel tuo perenne errare.


MA ))) 
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Domenica 01 Luglio 2007

sagra della salsiccia di moriondo torinese

 i bambini stanno seduti e il mago mostra loro una scatolina con due porticine, una gialla ed una rossa. il mago dice ecco qua, ora vi mostro che la scatolina non contiene nulla. ed apre la porticina gialla. e subito i bambini: quella rossa, quella rossa! vogliamo vedere se anche quella rossa è vuota! - allora il mago richiude la porticina gialla ed apre la porticina rossa della scatola. e subito i bambini: ennò!! lasciala aperta!!-

il mago apre  le due porticine contemporaneamente. la scatola è vuota e le porticine entrambe aperte.

ma i bambini: dietro! vogliamo vedere dietro!

il mago apre una alla volta le porticine del retro ed intruduce il braccio nella scatolina. da una parte e dall'altra.

ora la scatola è completamente aperta e vuota, mi credete? dice il mago.

i bambini uralno Sì.

bene. il mago richiude le quattro porticine.

prende un dado di pezza, lo mostra ai bambini e lo inserisce nella scatola facendolo passare dalla porticina di destra, quella rossa, che richiude.

i bambini attentissimi.

ora - dice il mago, seguite attentamente la mia mano destra che gesticola, non guardate la scatola, guardate bene la mano che gesticola, mi raccomando. risultato: nessun bambino guarda la mano che gesticola del mago: tutti i bambini non perdono di vista la scatola con il dado chiuso dentro.

ora guardate dice il mago.

apre la porticina gialla di sinistra. ovviamente nessun dado.

i bambini subito gridano: era in quella rossa. apri quela rossa!

volete che apra quella rossa? dice il mago inclinando la scatolina ed aprendo la porticina rossa.

nooo!! dicono i bambini - ora l'hai fatta scivolare dalla parte gialla!!

da questa? chiede il mago,chiudendo la porticina rossa ed inclinando leggermente la scatolina a destra ed aprendo la porticina gialla che rivelava uno spazio vuoto.

tutt'e due! urlano i bambini

eh? dice il mago. volete forse che apre tutt'e due le porticine contemporaneamente per farvi vedere che il dado non c'è dietro nessuna delle due porticine?

siii! urlano i bambini esaltati come ad un concerto di Madonna.

ma non si può fare, dice il mago.

siii, aprile aprile.

 penso: ecco lo svelamento. la caduta del funambolo dal filo.

penso: è un genio questo mago. com'è arrivato alla sagra della salsiccia di Moriondo questo genio. penso: ora mostrerà a tutti questi bambini che la magia può arrivare fino ad un certo punto e poi niente. e poi niente.

in ogni caso i bambini insistono. sono spietati. il mago simostra imbarazzato. non si aspettava un simile accanimento da parte di bambini di campagna abbandonati a se stesi dai genitori impegnati ad abbuffarsi di salsiccia e tracannare vino. questi bambini non mollano affatto la presa. vogliono vedere tutta la caduta del magosudato. vogliono vederlo mentre apre le due porticine e mostra a tutti quello che tutti sanno: se infili un dado in una scatola con due porticine, dietro una di queste porticine lo ritroverai. è matematico.

allora il mago chiama una bambina. una volontaria. una piccola bambina bionda con i boccoli. si chiama Sofia. ha quattro anni ed ha superato l'imbarazzo di salire sul palco per sputtanare il mago e tornarsene a casa con una piccola briciola di verità in tasca che i genitori non sapranno mai.

Bene Sofia - dice il mago con un sorriso tiratino - un applauso per Sofia!

applaudono fragorosamente  i bambini. i bambini vedono nella piccola Sofia la loro unica grande possibilità di sputtanamento del mago con tutte le conseguenze del caso.

penso: se si fermasse adesso? se inventasse una scusa? se simulasse un momento di malessere o scappasse e basta? penso alla caduta del mago. al suo fare esperienza della caduta e a come potrà tornare ancora ad esibirsi, col terrore che il numero fallisca di nuovo, che nessun bambino accetti più, mai più di guardare la mano giusta, la mano che gesticola, e se andasse avanti sempre così, se nessuno più smettesse di guardare la mano sbagliata, quella che compie il lavoro di servizio, la mano che svela, che snuda e che tradisce,se mai più gli fosse dato di illudere nessuno, di incantare e di distrarre nessuno.

l'incanto è sempre il risultato di una distrazione.

allora il mago fornisce la piccola Sofia di una pompetta. una pompetta magica - e le dice: pompa Sofia, qui c'è una polverina magica che fa sparire il dado. la piccola Sofia pompa conla pompetta e una piccola nuvoletta di borotalco si diffonde davanti a lei sulla scatoletta.

bene - brava, dice il mago. senti che è più leggera?

si. dice Sofia serissima.

allora il mago ai bambini: bene. vi fidate di Sofia? è una dei vostri, ha detto che la scatola è più leggera, significa che il dado non c'è più.

nooo!!!! urlano i bambini soffrendo di gioia.

non vi fidate né di me né di lei? dice il mago

nooo!!!! urlano ancora di più i bambini.

allora ecco. il mago apre la porta rossa. dietro la porta non c'è nessun dado.

ed ecco. il mago apre la porta gialla. dietro la porta gialla niente dado.

i bambini applaudono.

io vado.

 

 

VD(((

 

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Sabato 30 Giugno 2007

scritti politti ovvero il pop delle carceri gramsciane

Nel 1978, il ragazzino Green Gartside, adolescente di Leeds, leggeva compulsivamente le "Lettere dal carcere" di Antonio Gramsci, e pensava con desiderio ribelle alla lontanissima e, probabilmente per lui esotica, Bologna.

Nel 1978 Bologna non era certo un campus californiano dell'Estate del 1967, o una Sorbona di appena un anno più giovane, però aveva il suo bel daffare come conglomerato europeo contrario allo stato dei fatti, quella rugginosa città di portici.

Il primo singolo degli Scritti Politti (gruppo vero che presto diventerà sinonimo di un solo uomo, Green) s'intitolava "Skank Bloc Bologna". Un manifesto.

Dodici mesi dopo quei cazzoni dei Sex Pistols, appena un anno dopo l'esplosione encomiabile (ma fortemente derivata da una certa pruderie incazzusa americana - Patti Smith, MC5, The Fugs, le New York Dolls, etc... - e da quella fortemente in ritardo, almeno tre anni...), finalmente in terra albionica arriva una coscienza veramente ribelle.

 

Una coscienza, cioè, che si serve dell'avvento dell'Abominio-Thatcher, la cui gestione nazionale delle forze lavoro e dei sussidi, ai punk dell'epoca non fregava un cazzo di niente, diciamolo chiaramente, e ne fa un vero sdegno.

Ora: che cos'è un vero sdegno per un artista?

E' certamente una visione sincronica della realtà, certo, ma è anche, e innanzitutto, l'affinamento delle proprie forze espressive, perché senza quelle non si scende in nessun agone sociale, politico, economico, ribelle.

Appunto: ribelle.

Ho sempre pensato che la ribellione, per un artista, passi necessariamente dallo studio, dalla cura faticosa del talento, dall'applicazione. Insomma, chiamatela come volete: Accademia, Tavolozza, Lezione, e quant'altro, senza basi strutturali la vecchia struttura non si può raschiare fino alla sua estinzione.

E infatti Sid Vicious, a distanza di 28 anni, rimane sempre, per me, quello che già allora era: un povero imbecille.

Ma Green è un'altra storia.

Come tanti altri che non nomino, perché la lista sarebbe troppo lunga (semmai, per assonanza di percorso - non musicale, ma di filosofia musicale - faccio il nome di Andy Partridge, vale a dire XTC -), Green Gartside ha filtrato e sublimato lo spirito originario della musica del suo tempo e ha fatto la sua strada.

Una strada lentissima e azzardata, perché oggi gli Scritti Politti, con White Bread Black Beer, ultimo lavoro discografico (datato 2006, ma che importanza ha: il passo di Green è irregolare e lento, come tutti i passi necessari), hanno raggiunto la perfezione del pop.

Questo disco contiene 14 canzoni di pop perfetto. Perfette come erano i brani di Brian Wilson quando pensava solo a se stesso e non alle pressioni da spiaggia del suo gruppo, e perfetto come erano i gioielli di Paul McCarteny quando non indulgeva troppo a se stesso.

E con dei testi che fanno impallidire i professionisti della protesta.

Green ci sta insegnando che la forma è un mezzo malleabile, multiforme e sorprendente, e sta alla sostanza con leggi che, tutto sommato, non devono interessare a nessuno.

Raffinatezza melodica e politica sono sorelle indissolubili, segrete ma indissolubili.

Per buona pace di tutti quelli che pensano che per sovrastare il rumore del mondo sia necessario produrre un rumore maggiore.

LR(((

 

 

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Venerdì 29 Giugno 2007

LA MUSICA DEI POETI

Ecco parte della musica che ascoltano i poeti torinesi in questo inizio di estate 2007:

MAXIMO PARK | A certain Trigger, Books from Boxes, Our Earthly Pleasures

SCRITTI POLITTI | Provision

PINK MARTINI | Hey Eugene!

JEFF BUCKLEY | Grace

RON SEXSMITH | Time Being

AMY WINEHOUSE | Frank, Back to Black

ERIK SATIE

GIOACHINO ROSSINI

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Giovedì 28 Giugno 2007

Resoconto dell'attività annuale 2006/2007

Torino Poesia ha iniziato un lungo percorso di apertura del panorama poetico urbano.

Fra le diverse manifestazioni, nel corso del suo primo anno di attività, ha allestito:

- due festival (Festival Torino Poesia I edizione, Settimana Mondiale della Poesia);

- cinque cicli di incontri e approfondimenti (Il Mese della Poesia alla libreria Il Tastebook, Ad alta Voce nelle librerie Massena 28 e Argonauta, gli incontri alla Biblioteca Civica Geisser di Torino, incontri al Salotto Letterario di CioccolaTO, Poetry Slam&Book al Circolo dei Lettori di Torino);

- ha collaborato alle seguenti manifestazioni che animano la vita culturali del capoluogo piemontese: Turin Gay Pride 2006, Festa del Lettore, In Primo luogo rassegna di appuntamenti con Letterature di Svolta della Fondazione Pistoletto, CioccolaTO, Giornata Mondiale della Poesia Unesco, Fiera Internazionale del Libro di Torino, Moscato Wine Festival, Festival annuale di Poesia Attiva);

- sul territorio regionale ha collaborato, fra gli altri, con: Circolo dei Lettori (Torino), Teatro della Caduta (Torino), Biblioteche Civiche Torinesi (Torino), Casa della Poesia Marina Cvetaeva (Torino), Fondazione del Libro (Torino), Setup Italy (Torino), Biblioteca Civica Arduino (Moncalieri), Premio Letterario Nazionale Città di Chieri (Chieri, Torino), Parco culturale del Canavese (Ivrea), Casa della Poesia (Vercelli), Libreria La Bottega del Libro (Asti), Fondazione Alfieri (Asti), Crooner Jazz Club (Novara), Associazione Tra Me (Carignano, Torino), Libreria La casa dei libri (Avigliana, Torino), Biblioteca civica Primo Levi (Avigliana, Torino);

- sul territorio nazionale ha collaborato, fra gli altri, con: Festival Internazionale di Poesia di Genova (Genova), Teatro I (Milano), Outis (Milano), Mohole (Milano), Libreria Archivi del '900 (Milano), Teatro Fondamenta Nuove (Venezia), Teatrino Groggia (Venezia), Ammutinati (Trieste), Centro di Poesia Contemporanea (Bologna), Libreria Librincontro (Bologna), Ambasciata di Marte (Firenze), Festival Linguaggi (Pescara), Quartieri dell'Arte (Viterbo), Psicopompo Teatro (Roma), Rialto Santambrogio (Roma);

- nelle sue Edizioni Torino Poesia sono stati pubblicati quattro volumi: Bacio le tue cicatrici di Tiriano Fratus, Granny Smith di Luca Ragagnin, Tre ore di notte e un pezzo del mattino di Valentina Diana, Il Molosso di Tiziano Fratus.

 

TF (((

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Mercoledì 27 Giugno 2007

POETI DIMENTICATI # 1 - Lucia Sollazzo

Fra i tanti poeti ben presto dimenticati a Torino spicca la voce di Lucia Sollazzo. Nata nel '22 a Pisa, ha pubblicato romanzi fra cui Juke-Box nel 1964, ha lavorato per un celebre quotidiano torinese e nel 1973 uscì per Einaudi con la raccolta Unico Nord, composta di cinquanta poesie.

Alcune copie di questo libro si possono rispolverare nelle biblioteche civiche o in qualche bancarella in Via Po.

Apprezzo il suo lavoro e per questo ne riporto alcune poesie.

 

V.

Sollecitando libere tempeste

precise percussioni

in corpi senza freni

o per legami ingordi chiusi e vinti

sia diamante l'acume dello sguardo

fra moti lesti e machie di tensione.

 

VII.

Vietato lo stupore, il fuoco

gelido della cera

nel salotto auricolare

all'onda rotta, al freno

della seconda vibrazione,

escluso un roco affanno

sullo scorcio della distanza,

non avendo certezza d'uguaglianza

viva sorgente e diapason tentato.

 

COMBUSTIONE.

                                                (Ad Alberto Burri)

A umiliata o intangibile materia

fuor di salute o mutazione

s'addice una ferita,

per travagliati piani

corolle di delirio

rugginose torture

in addensati solchi

dai parchi volontari raccogliendo

di lucidissima combustione.

 

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Benvenuti nel blog di Torino Poesia!

Torino, mercoledì 27 giugno 2007

Nasce il blog dei poeti che animano la scena torinese.

Questo spazio vedrà attivi diversi poeti che operano a Torino e in Italia.

Conterrà argomenti di discussione, poesie, materiali, conversazioni, indicazioni di appuntamenti, presentazioni, convegni, anteprime di nuovi libri, news riguardanti le diverse attività di Torino Poesia dal Festival - che quest'anno si svolgerà dal 7 al 13 ottobre - alle Edizioni Torino Poesia.

Questo blog sarà una costola del nostro sito ufficiale:

www.torinopoesia.org

 

La Direzione

 

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